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Se reporta triple asesinato en Naguabo

policia no cruce

(8 de diciembre de 2016)-La matanza que se convierte en la octava masacre del año se reportó cerca de las 11:25 de la noche de ayer, en una residencia de la calle 7 de las parcelas nuevas del barrio El Duque en Naguabo.

Audio: Portavoz de prensa de la Policía en Humacao, Marcos Rivera

 El informe de prensa de la Policía de Puerto Rico en Humacao, indicó que las las víctimas fueron identificadas como Jorge A. Báez Ortiz de 32 años, Luis Valentín Hernández y Luis Mario Figueroa Torres, ambos de  28 años y residentes de Naguabo.

Las Autoridades indicaron, que fueron alertados mediante una llamada a través del Sistema de Emergencias 9-1-1, sobre una persona herida de bala y al llegar los oficiales al lugar, encontraron los cuerpos sin vida con múltiples heridas de bala.

Come Riconoscere la Dipendenza dal Gioco: la Guida di Fortunareale

Il gioco d’azzardo è una forma di intrattenimento diffusa in tutto il mondo, ma in Italia ha assunto dimensioni particolarmente significative. Secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nel 2022 la raccolta totale del gioco legale in Italia ha superato i 110 miliardi di euro, con una spesa effettiva dei giocatori (ovvero le perdite nette) stimata intorno ai 19 miliardi di euro. Questi numeri indicano che il gioco, pur essendo per molti una semplice attività ricreativa, per una parte non trascurabile della popolazione può trasformarsi in qualcosa di molto più problematico. Riconoscere i segnali di una dipendenza dal gioco — tecnicamente definita Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) secondo il DSM-5, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali — è il primo passo fondamentale per intervenire in modo efficace, sia per chi ne è affetto direttamente, sia per i familiari e le persone vicine.

Cos’è il Disturbo da Gioco d’Azzardo: definizione clinica e criteri diagnostici

Il Disturbo da Gioco d’Azzardo non è semplicemente giocare troppo spesso o spendere più di quanto si vorrebbe. Si tratta di una condizione psichiatrica riconosciuta, classificata nel DSM-5 all’interno della categoria dei disturbi correlati a sostanze e dipendenze. Questa collocazione non è casuale: la ricerca neuroscientifica ha dimostrato che il gioco d’azzardo problematico attiva gli stessi circuiti cerebrali della dopamina coinvolti nelle dipendenze da sostanze, in particolare il sistema mesolimbico di ricompensa.

Per ricevere una diagnosi clinica di DGA, secondo i criteri del DSM-5, una persona deve presentare almeno quattro dei seguenti sintomi nell’arco di dodici mesi: necessità di giocare con somme di denaro sempre crescenti per ottenere l’eccitazione desiderata (tolleranza); irritabilità o irrequietezza quando si tenta di ridurre o smettere di giocare (astinenza); tentativi ripetuti e falliti di controllare, ridurre o interrompere il gioco; pensieri persistenti e ricorrenti legati al gioco; tendenza a giocare quando ci si sente in difficoltà emotiva; comportamento di “caccia alle perdite”, ovvero il ritorno al gioco per recuperare quanto perso; menzogna per nascondere l’entità del coinvolgimento nel gioco; compromissione di relazioni significative, opportunità lavorative o percorsi formativi a causa del gioco; dipendenza dagli altri per procurarsi denaro con cui far fronte a situazioni finanziarie disperate causate dal gioco stesso.

La gravità del disturbo viene classificata in lieve (4-5 criteri soddisfatti), moderata (6-7 criteri) e grave (8-9 criteri). È importante sottolineare che la diagnosi esclude i casi in cui il comportamento di gioco è meglio spiegato da un episodio maniacale: alcune persone con disturbo bipolare, per esempio, possono mostrare comportamenti di gioco eccessivo durante le fasi maniacali, senza che questo costituisca un disturbo autonomo.

I segnali comportamentali e psicologici da riconoscere

Riconoscere la dipendenza dal gioco richiede attenzione a un insieme di segnali che spesso si manifestano in modo graduale e progressivo. Uno degli aspetti più insidiosi del DGA è che le persone colpite tendono a minimizzare il problema o a nasconderlo attivamente, rendendo difficile l’identificazione precoce sia per loro stesse che per chi le circonda.

Tra i segnali comportamentali più comuni vi è il cosiddetto “chasing” — la caccia alle perdite — che rappresenta uno dei marker più affidabili del gioco problematico. Il giocatore non si ferma quando perde, ma continua a giocare convinto di poter recuperare quanto ha perso in quella sessione. Questo comportamento è alimentato da distorsioni cognitive specifiche, come la fallacia del giocatore (credere che dopo una serie di perdite sia più probabile una vincita) e l’illusione del controllo (credere di poter influenzare l’esito di eventi casuali attraverso rituali, strategie o scelte particolari).

Un altro segnale rilevante è il cambiamento nelle abitudini finanziarie. Il giocatore problematico può cominciare a prelevare somme inusuali, a richiedere prestiti senza spiegazioni plausibili, a ritardare il pagamento di bollette o affitti, o a vendere oggetti di valore. Spesso compaiono anche bugie sistematiche riguardo all’utilizzo del tempo e del denaro. Le ricerche condotte dal Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano hanno evidenziato che circa il 70% dei giocatori problematici mente regolarmente ai familiari riguardo all’entità del proprio coinvolgimento nel gioco.

Sul piano psicologico, è frequente osservare un progressivo ritiro sociale: il giocatore trascorre sempre meno tempo con amici e familiari, preferendo dedicarsi al gioco, spesso in modo solitario. Possono emergere sintomi depressivi, ansia, irritabilità e disturbi del sonno. Non di rado il gioco diventa un meccanismo di coping — ovvero un modo per gestire emozioni negative come stress, noia, solitudine o senso di inadeguatezza. Le analisi condotte da Fortunareale su questo tema evidenziano come la correlazione tra stati emotivi negativi e intensificazione del gioco sia uno degli indicatori più attendibili di una traiettoria problematica.

È utile distinguere tra tre profili di giocatori problematici identificati dalla letteratura scientifica: il giocatore d’azione, prevalentemente maschile, motivato dall’eccitazione e dalla competizione; il giocatore di fuga, più frequentemente femminile, che usa il gioco per allontanarsi da problemi emotivi o relazionali; e il giocatore condizionato, che sviluppa il problema in seguito a eventi di vita stressanti. Questa distinzione ha implicazioni pratiche per il trattamento, poiché le motivazioni sottostanti influenzano l’approccio terapeutico più efficace.

Strumenti di autovalutazione e risorse per chiedere aiuto in Italia

Esistono strumenti validati scientificamente che permettono di valutare il proprio rapporto con il gioco in modo strutturato. Il più utilizzato a livello internazionale è il South Oaks Gambling Screen (SOGS), sviluppato negli anni Ottanta da Lesieur e Blume, che include 20 domande relative ai comportamenti di gioco degli ultimi dodici mesi. Un punteggio di 5 o più indica un gioco problematico. Altrettanto diffuso è il Problem Gambling Severity Index (PGSI), parte del Canadian Problem Gambling Index, che utilizza 9 item per valutare la gravità del problema su una scala da 0 a 27.

In Italia, la rete di supporto per il gioco problematico si è strutturata in modo più organico a partire dalla Legge di Stabilità del 2016, che ha introdotto misure specifiche per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico, definendo il DGA come una patologia da inserire nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo ha significato che il trattamento per il disturbo da gioco d’azzardo è diventato un diritto sanitario garantito per tutti i cittadini italiani.

I Servizi per le Dipendenze (SerD) presenti su tutto il territorio nazionale rappresentano il primo punto di accesso al sistema di cura pubblico. Molti SerD hanno sviluppato programmi specifici per il gioco d’azzardo problematico, che includono colloqui di valutazione, percorsi di psicoterapia individuale e di gruppo, supporto farmacologico quando indicato, e interventi rivolti ai familiari. L’accesso è gratuito e non richiede impegnativa del medico di base.

Le informazioni disponibili da Fortunareale, portale dedicato all’analisi del settore del gioco online in Italia, sottolineano come la consapevolezza degli strumenti di autolimitazione offerti dai casinò online autorizzati dall’ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) sia ancora insufficiente tra i giocatori: strumenti come i limiti di deposito, i limiti di perdita, le sessioni di gioco temporizzate e l’autoesclusione volontaria sono obbligatori per tutti gli operatori con licenza italiana, ma vengono utilizzati in modo proattivo da una percentuale ancora ridotta di utenti.

Oltre ai SerD, operano sul territorio italiano associazioni di mutuo aiuto come i Giocatori Anonimi (GA), presenti in Italia dal 1979 e strutturati secondo il modello dei dodici passi derivato dagli Alcolisti Anonimi. Esiste anche Gam-Anon, il gruppo di supporto dedicato ai familiari e alle persone care dei giocatori problematici, che riconosce come il disturbo da gioco abbia un impatto devastante sull’intero sistema familiare. Studi condotti in Italia hanno stimato che per ogni giocatore problematico esistono in media tra sei e dieci persone nell’ambiente familiare e sociale direttamente colpite dalle conseguenze del disturbo.

Sul piano farmacologico, sebbene non esista un farmaco specificamente approvato per il DGA, alcune molecole hanno mostrato efficacia nella riduzione dell’impulso al gioco. Gli antagonisti degli oppioidi come la naltrexone e la nalmefene — quest’ultima già approvata in Europa per il disturbo da uso di alcol — hanno evidenziato risultati promettenti in diversi studi clinici. Anche alcuni antidepressivi della classe degli SSRI e gli stabilizzatori dell’umore possono essere utilizzati, specialmente quando il DGA è associato a comorbilità psichiatriche come depressione o disturbo bipolare.

Il ruolo dell’ambiente digitale e dei casinò online nel gioco problematico contemporaneo

L’avvento del gioco online ha modificato profondamente il panorama del gioco d’azzardo problematico, introducendo nuovi fattori di rischio che non erano presenti nel gioco fisico tradizionale. La disponibilità continua — 24 ore su 24, sette giorni su sette — l’accessibilità attraverso smartphone e tablet, la velocità delle sessioni di gioco e la possibilità di giocare in isolamento sociale sono caratteristiche che tendono ad accelerare lo sviluppo del disturbo e a renderne più difficile il riconoscimento.

In Italia, il gioco online legale è regolamentato dall’ADM, che ha rilasciato licenze a operatori che devono rispettare standard precisi in materia di gioco responsabile. Il decreto legislativo che ha regolamentato il gioco online risale al 2011, con successive modifiche e integrazioni. Gli operatori autorizzati sono tenuti a implementare sistemi di identificazione rigorosa degli utenti, a impedire l’accesso ai minori, e a offrire strumenti di autoregolamentazione. Tuttavia, la proliferazione di siti non autorizzati — i cosiddetti siti “.com” privi di licenza ADM — rappresenta un problema serio, poiché questi operatori non sono soggetti agli obblighi di gioco responsabile e possono risultare più difficili da abbandonare per chi sviluppa un problema.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il design delle piattaforme di gioco online. Elementi come le notifiche push, le offerte di bonus condizionate alla continuazione del gioco, le animazioni sonore e visive durante le vincite, e i programmi di fedeltà a punti sono progettati per massimizzare il coinvolgimento dell’utente. Alcune di queste tecniche — come il near-miss, ovvero la quasi-vincita che simula un risultato quasi favorevole — sono state oggetto di critiche da parte dei ricercatori che si occupano di gioco responsabile, poiché tendono ad aumentare l’impulso a continuare a giocare anche in assenza di vincite reali.

La Commissione Europea ha avviato nel 2023 una revisione delle normative sul gioco online a livello comunitario, con l’obiettivo di armonizzare le regolamentazioni nazionali e rafforzare le misure di protezione dei giocatori vulnerabili. In Italia, il dibattito normativo è stato particolarmente vivace: il decreto Dignity del 2018 aveva introdotto il divieto assoluto di pubblicità per il gioco d’azzardo in qualsiasi forma, una misura che ha avuto un impatto significativo sulla visibilità del settore ma che non ha risolto le questioni strutturali legate alla prevenzione del gioco problematico tra chi già frequenta le piattaforme.

Per chi sospetta di avere un rapporto problematico con il gioco online, un segnale utile da monitorare è il comportamento post-perdita: un giocatore ricreativo tende ad accettare le perdite come parte dell’esperienza e a smettere di giocare quando raggiunge il limite che si era prefissato, mentre un giocatore problematico sperimenta un’intensa spinta a continuare o a tornare a giocare immediatamente dopo una perdita. Tenere un diario delle sessioni di gioco — annotando durata, importi spesi, stati emotivi prima e dopo — può essere un esercizio rivelatore per chi vuole valutare onestamente il proprio rapporto con il gioco.

Riconoscere la dipendenza dal gioco è un processo che richiede onestà con se stessi, conoscenza dei segnali specifici del disturbo e consapevolezza delle risorse disponibili. Il Disturbo da Gioco d’Azzardo non è una questione di forza di volontà o di carattere morale: è una condizione clinica con basi neurobiologiche documentate, che risponde positivamente a trattamenti adeguati quando vengono intrapresi tempestivamente. In Italia esiste una rete di supporto articolata, dai SerD ai gruppi di mutuo aiuto, che può offrire percorsi efficaci di recupero. Intervenire precocemente — al primo riconoscimento dei segnali problematici, prima che le conseguenze finanziarie, relazionali e psicologiche diventino devastanti — rappresenta la scelta più importante che chi è coinvolto possa compiere, sia per sé che per le persone che ama.

Por su parte, el oficial de prensa de la Policía en Humacao, Marcos Rivera, explicó preliminarmente que los cuerpos de los tres fallecidos fueron encontrados en un área de entretenimiento en la que había un billar y que al momento el parentezco entre los jóvenes apunta sólo a amistad y no familiar.

Mientras, la cuenta de Twitter de la Policía de Puerto Rico indicó que uno de los occisos poseía expediente criminal por drogas.

twitter policia matanza naguabo

El agente Pedro González de la División de Homicidios del Cuerpo de Investigaciones Criminales (CIC) de Humacao unión a la fiscal Nimia Salabarria, continúan con la investigación.

Según la Policía, la primera masacre de 2016 se reportó el 30 de abril en Cabo Rojo y la segunda el 21 de junio en Humacao. La tercera ocurrió el 25 de septiembre en Carolina, la cuarta ocurrió en Río Piedras el 1ro de noviembre pasado y la quinta ocurrió el 2 de noviembre en Ponce. La sexta masacre ocurrió el pasado 13 de noviembre en Corozal. La séptima masacre ocurrió la madrugada del domingo, 4 de diciembre frente a un negocio en la carretera PR-1 kilómetro 86.1, intersección con la calle Román Baldorioty de Castro en Salinas. La octava, la de anoche en Naguabo.

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